Fotografo: Erwin Blumenfeld.

“Every page is seen by millions of people, so we are responsible for the taste of tomorrow. Our images are the essence itself of the page, and every page needs its proper face, its proper spirit, in order to catch the attention of millions. Else it is nothing else but a piece of paper printed upon.” Erwin Blumenfeld.

Ha definito come noi immagininiamo gli anni 40-50!

Il suo lavoro fotografico mostrava l’influenza del dadaismo e del surrealismo; le sue due principali aree di interesse erano la morte e le donne. Era esperto in lavori di laboratorio e ha sperimentato tecniche fotografiche come distorsioneesposizione multiplafotomontaggio e solarizzazione.

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https://www.raiplay.it/video/2018/11/L-uomo-che-fotografava-le-donne-b7ab2682-7739-4256-b9d1-b63769160ea6.html

storiella più divertente che sia mai stata raccontata

Tratta da “Il fotografo non si annoia mai: Idee, riflessioni e aneddoti sulla fotografia

…A questo proposito, una ricerca americana ha cercato di stabilire quale sia la storiella più divertente che sia mai stata raccontata (e già questo fa ridere). Ecco la vincitrice: Sherlock Holmes e il dottor Watson decidono di prendersi una pausa dalle loro indagini e di andarsene un po’ nella natura, nella bella campagna inglese. Scelto un posto adatto, montano la tenda, consumano una frugale cena en plein air e si mettono a dormire. A un certo punto della notte, Holmes sveglia il suo amico e gli chiede: “Watson, guarda le stelle nel cielo e dimmi cosa ne deduci”. Un po’ assonnato, Watson guarda la volta celeste e fa: “beh, vedo che ci sono miliardi di stelle, e se ci sono miliardi di stelle, debbono esserci milioni di pianeti. Se ci sono milioni di pianeti, di certo da qualche parte lassù, c’è la vita!”. E Holmes: “Watson, pezzo d’idiota, c’hanno rubato la tenda!” .

Come sara’ il lavoro del futuro?

Technology is a gift of God. After the gift of life it is perhaps the greatest of God’s gifts. It is the mother of civilizations, of arts and of sciences. Freeman Dyson

Storia apocrifa su un botta e risposta tra Henry Ford II e Walter Reuther, che era il capo del sindacato dei lavoratori nel settore auto: stavano facendo il giro di una delle nuove fabbriche moderne e Ford si gira scherzoso verso Reuther e dice, “Ehi, Walter, come farai a far pagare a questi robot la quota del sindacato?” E Reuther di rimando, “Ehi, Henry, come farai a far comprare loro le automobili?” Il problema di Reuther in quell’aneddoto è che è dura offrire manodopera a un’economia che è piena di macchine.

“Il lavoro salva l’uomo da tre grandi mail: la noia, il vizio e il bisogno”
Voltaire

Uova fresche: affitta un pollo!

Chi mainoleggerebbe un pollo, i due fondatori rispondo: agricoltori urbani! Beh, per essere più precisi, coloro che sono interessati all’agricoltura urbana.
In sostanza, i cittadini ottengono qualche gallina – con tutto il necessario– di cui prendersi cura per sei mesi, un periodo di prova che permette loro di vedere come si alleva un pollo che, intanto, lavora per loro fornendo ottime uova. Il costo è di 350 dollari, ma la bontà delle “proprie uova” sembra essere impareggiabile.

Se volete provare: http://www.rentthechicken.com/

Leggere

Il tempo per leggere è sempre tempo rubato, come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare. Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo. Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi mai si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.
Daniel Pennac.